Finisce con sette ordinanze di custodia cautelare l’avventura imprenditoriale di Gian Gaetano Caso e del figlio Fabio, arrestati ieri dalla Guardia di Finanza di Roma, in un’inchiesta condotta dai pm Giuseppe Cascini e Andrea Mosca. Insieme ai Caso 14 le persone denunciate: il gip di Roma ha disposto gli arresti domiciliari per altre 5 persone, tra cui un commercialista e gli amministratori di diritto o di fatto di società riconducibili al Gruppo Hopit.
I reati a bilancio dell’operazione “Capital Watering” sono:
- abusivismo bancario per oltre 200 milioni di euro,
- 9 milioni di fatture false,
- 80 milioni di fittizi aumenti di capitale sociale,
- bancarotta fraudolenta per Hopit spa, Net Tel spa, Editoriale Dieci srl e Segem Spa
- tentata truffa aggravata nei confronti della Regione Abruzzo per l’ottenimento illecito di fondi pubblici,
- associazione per delinquere,
- falsità, calunnia aggravata e resistenza a pubblico ufficiale.
In carcere è finito anche Roberto Lupi, coinvolto nell’inchiesta per via della società Laer, che nel settembre 2006 ha gestito la fine dei call center in Sardegna, mentre per Carlo Bassoli, Corrado Di Matteo, Michele Meloni, Maurizio Micozzi e lo stesso Fabio Caso sono stati disposti gli arresti domiciliari.
I Caso, con la loro holding Hopit spa, sono venuti più volte alla ribalta negli anni recenti, specialmente nell’editoria. Nel 2008 trattarono con Mariolina Marcucci l’acquisto della maggioranza dell’Unità. Nel 2007 la stessa Hopit aveva provato, insieme con Alberto Donati, a lanciare il quarto quotidiano sportivo italiano, Dieci, ma l’esperimento fallì dopo appena 96 giorni in edicola. Prima ancora, nel 2000, i Caso avevano lanciato a Roma il Globo, una free press finanziata con un contributo Ue e chiusa poco dopo. Donati, consigliere Fieg e gia’ al vertice del Corriere dell’Umbria, e’ uno dei 14 indagati nell’inchiesta, per bancarotta e aumenti fittizio di capitale.
Questa notizia si ripercuote su Olycom, che a questo punto vede infrante le possibilità di riscuotere dalla casa editrice quanto dovuto a fronte della vendita d’immagini per Di Tutto, Tutto In, La mia casa, Buona Cucina e Top Salute.
Un’altra pagina sulla crisi dell’editoria Italiana è stata scritta.
Olycom va avanti.

… niente di nuovo… i Caso sono abilissimi a “spiegare” gli eventi… tra qualche tempo torneranno in azione dicendo alle future vittime che erano stati oggetto di una congiura internazionale… che la Cia li aveva presi di mira per i loro interessi in Sudamerica… che il magistrato li odiava per motivi personali… etc. etc.
… la verità è che c’è sempre chi si ferma al bancariello delle tre carte sperando di fare un po’ di soldi…
vabbè
@Giuseppe: grazie del tuo pensiero sull’argomento.
Per quanto riguarda Olycom, noi siamo qui per lavorare, il resto lo lasciamo giudicare ai magistrati.