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Archive for febbraio 2010

Il mondo intero è stato sconvolto dal devastante terremoto di Haiti. Noi tutti, compreso StockFood, vogliamo dare una mano.
Acquistando un’immagine FoodCollection (collezione Royalty-Free di StockFood) durante i mesi di Febbraio, Marzo e Aprile, il 10% del valore dell’immagine verrà devoluto in beneficenza all’associazione CARE.

CARE è una delle maggiori organizzazioni umanitarie mondiali con enorme esperienza nella realtà di Haiti. CARE opera nei confronti di chi ne ha più bisogno, in modo affidabile e sicuro offrendo tende, cibo, acqua, kit di igiene e primo soccorso, generatori di corrente e biancheria.

CARE continuerà ad essere ad Haiti, quando le telecamere avranno lasciato il Paese. Aiuta Haiti sostenendo CARE, insieme a StockFood e FoodCollection.

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Fondata nel 1926, la piccola agenzia di stampa governativa nel tempo è cresciuta affermandosi a livello internazionale. Oggi ITAR-TASS è leader della copertura fotografica della vita politica, sociale e culturale di Russia.

Un patrimonio storico d’immagini a partire dalla fine del XIX secolo: dalla Russia zarista, alla rivoluzione d’ottobre del 1917, alla Seconda Guerra Mondiale, fino ai principali leader sovietici e ai giorni nostri.

ITAR-TASS ha una vasta rete di corrispondenti in tutte le regioni della Russia, tra gli Stati membri della CSI e delle Repubbliche baltiche.

I servizi fotografici saranno disponibili direttamente su olycom.it.

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Le 95 tesi, scritte e pubblicate su Internet da quattro amici americani nel 1999, avevano intuito e fotografato in anticipo ciò che sarebbe successo nel mondo del business.

«La peculiarità di Cluetrain Manifesto è quella di insistere sul fattore umano e sulla comunicazione tra persone come elemento riunificante tra società e mercato» scrive Riccardo Staglianò su «la Repubblica». Quello teorizzato in Manifesto è un modello di business in cui i mercati online cominciano a organizzarsi da soli molto più rapidamente delle aziende. Grazie alla rete, i mercati diventano più informati, più intelligenti e più esigenti prendendo il posto del marketing e della comunicazione di massa.

La fine quindi dei mass media e, l’avvento di un mondo in cui il consumatore/utente/lettore ha un potere mai avuto prima capace d’innescare una grande scossa sismica nel nostro ecosistema informativo:

1.
I mercati sono conversazioni.
2.
I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici.
3.
Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana.
4.
Sia che fornisca informazioni, opinioni, scenari, argomenti contro o divertenti digressioni, la voce umana è sostanzialmente aperta, naturale, non artificiosa.
5.
Le persone si riconoscono l’un l’altra come tali dal suono di questa voce.
6.
Internet permette delle conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente impossibili nell’era dei mass media.
7.
Gli iperlink sovvertono la gerarchia.
8.
Sia nei mercati interconnessi che tra i dipendenti delle aziende intraconnessi, le persone si parlano in un nuovo modo. Molto più efficace.
9.
Queste conversazioni in rete stanno facendo nascere nuove forme di organizzazione sociale e un nuovo scambio della conoscenza.
10.
Il risultato è che i mercati stanno diventando più intelligenti, più informati, più organizzati. Partecipare a un mercato in rete cambia profondamente le persone.
11.
Le persone nei mercati in rete sono riuscite a capire che possono ottenere informazioni e sostegno più tra di loro, che da chi vende. Lo stesso vale per la retorica aziendale circa il valore aggiunto ai loro prodotti di base.
12.
Non ci sono segreti. Il mercato online conosce i prodotti meglio delle aziende che li fanno. E se una cosa è buona o cattiva, comunque lo dicono a tutti.
13.
Ciò che accade ai mercati accade anche a chi lavora nelle aziende. L’entità metafisica chiamata “L’Azienda” è la sola cosa che li divide.
14.
Le aziende non parlano con la stessa voce di queste nuove conversazioni in rete. Vogliono rivolgersi a un pubblico online, ma la loro voce suona vuota, piatta, letteralmente inumana.
15.
Appena tra qualche anno, l’attuale “omogeneizzata” voce del business – il suono della missione aziendale e delle brochures – sembrerà artefatta e artificiale quanto il linguaggio della corte francese nel settecento.
16.
Le aziende che parlano il linguaggio dei ciarlatani già oggi non stanno più parlando a nessuno.
17.
Se le aziende pensano che i loro mercati online siano gli stessi che guardavano le loro pubblicità in televisione, si stanno prendendo in giro da sole.
18.
Le aziende che non capiscono che i loro mercati sono ormai una rete tra singoli individui, sempre più intelligenti e coinvolti, stanno perdendo la loro migliore occasione.
19.
Le aziende possono ora comunicare direttamente con i loro mercati. Se non lo capiscono, potrebbe essere la loro ultima occasione.
20.
Le aziende devono capire che i loro mercati ridono spesso. Di loro.
21.
Le aziende dovrebbero rilassarsi e prendersi meno sul serio. Hanno bisogno di un po’ di senso dell’umorismo.
22.
Avere senso dell’umorismo non significa mettere le barzellette nel sito web aziendale. Piuttosto, avere dei valori, un po’ di umiltà, parlar chiaro e un onesto punto di vista.
23.
Le aziende che vogliono “posizionarsi” devono prendere posizione. Nel migliore dei casi, su qualcosa che interessi davvero il loro mercato.
24.
Vanterie ampollose del tipo “Siamo posizionati per essere il primo fornitore di XYZ” non costituiscono un posizionamento.
25.
Le aziende devono scendere dalla loro torre d’avorio e parlare con la gente con la quale vogliono entrare in contatto.
26.
Le Pubbliche Relazioni non si relazionano con il pubblico. Le aziende hanno una paura tremenda dei loro mercati.
27.
Parlando con un linguaggio lontano, poco invitante, arrogante, tengono i mercati alla larga.
28.
Molti programmi di marketing si basano sulla paura che il mercato possa vedere cosa succede realmente all’interno delle aziende.
29.
Elvis l’ha detto meglio di tutti: “Non possiamo andare avanti sospettandoci a vicenda”.
30.
La fedeltà a una marca è la versione aziendale della coppia fissa, ma la rottura è inevitabile ed è in arrivo. Poiché sono in rete, i mercati intelligenti possono rinegoziare la relazione con incredibile rapidità.
31.
I mercati in rete possono cambiare fornitore dalla sera alla mattina. I lavoratori della conoscenza in rete possono cambiare datore di lavoro nel tempo dell’intervallo del pranzo. Le vostre “iniziative di downsizing” ci hanno insegnato a domandarci “La fedeltà? Cos’è?”
32.
I mercati intelligenti troveranno i fornitori che parlano il loro stesso linguaggio.
33.
Imparare a parlare con voce umana non è un gioco di società. E non può essere improvvisato a un qualsiasi convegno solo per darsi un tono.
34.
Per parlare con voce umana, le aziende devono condividere i problemi della loro comunità.
35.
Ma prima, devono appartenere a una comunità.
36.
Le aziende devono chiedersi dove finisce la loro cultura di impresa.
37.
Se la loro cultura finisce prima che inizi la comunità, allora non hanno mercato.
38.
Le comunità umane sono basate sulla comunicazione – su discorsi umani su problemi umani.
39.
La comunità della comunicazione è il mercato.
40.
Le aziende che non appartengono a una comunità della comunicazione sono destinate a morire.
41.
Le aziende fanno della sicurezza una religione, ma si tratta in gran parte di una manovra diversiva. Più che dai concorrenti, la maggior parte si difende dal mercato e dai suoi stessi dipendenti.
42.
Come per i mercati in rete, le persone si parlano direttamente anche dentro l’azienda – e non proprio di regole e regolamenti, comunicazioni della direzione, profitti e perdite.
43.
Queste conversazioni si svolgono oggi sulle intranet aziendali. Ma solo quando ci sono le condizioni.
44.
Di solito le aziende impongono l’intranet dall’alto, per distribuire documenti sulla politica del personale e altre informazioni aziendali che i dipendenti fanno del loro meglio per ignorare.
45.
Le intranet emanano noia. Le migliori sono quelle costruite dal basso da singole persone che si impegnano per dare vita a qualcosa di molto più valido: una conversazione aziendale in rete.
46.
Una intranet in buona salute organizza i dipendenti nel più ampio significato del termine. Il suo effetto è più radicale di qualsiasi piattaforma sindacale.
47.
Se questo spaventa a morte le aziende, è pur vero che esse dipendono fortemente dalle intranet aperte per far emergere e condividere le conoscenze più importanti. Devono resistere all’impulso di “migliorare” o tenere sotto controllo queste conversazioni in rete.
48.
Quando le intranet aziendali non sono condizionate da timori o da un eccesso di regole, incoraggiano un tipo di conversazione molto simile a quella dei mercati in rete.
49.
Gli organigrammi funzionavano nella vecchia economia, in cui i piani dovevano essere ben compresi da tutta la piramide gerarchica e dettagliati piani di lavoro potevano scendere dall’alto.
50.
Oggi, l’organigramma è fatto di link, non di gerarchie. Il rispetto per la conoscenza vince su quello per l’autorità astratta.
51.
Gli stili di management basati sul comando e sul controllo derivano dalla burocrazia e al tempo stesso la rafforzano. Il risultato sono la lotta per il potere e una cultura di impresa paranoica.
52.
La paranoia uccide la conversazione. Questo è il punto. Ma la mancanza di conversazione uccide le aziende.
53.
Ci sono due conversazioni in corso. Una all’interno dell’azienda, l’altra con il mercato.
54.
Nessuna delle due va bene, nella maggior parte dei casi. Quasi sempre, alla base del fallimento ci sono le vecchie idee di comando e controllo.
55.
Come politica di impresa, queste idee sono velenose. Come strumenti, sono fuori uso. Comando e controllo sono visti con ostilità dai lavoratori della conoscenza e con sfiducia dai mercati online.
56.
Queste due conversazioni vogliono parlare l’una con l’altra. Parlano lo stesso linguaggio. Si riconoscono l’un l’altra dalla voce.
57.
Le aziende intelligenti si faranno da parte per far accadere l’inevitabile il prima possibile.
58.
Se la volontà di farsi da parte è presa come parametro del quoziente di intelligenza, allora veramente poche aziende si mostrano rinsavite.
59.
Seppur subliminalmente, milioni di persone sulla rete percepiscono ormai le aziende come strane finzioni legali che fanno di tutto perché queste due conversazioni non si incontrino.
60.
Questo è suicidio. I mercati vogliono parlare con le aziende.
61.
E’ triste, ma la parte di azienda con cui i mercati vogliono parlare è spesso nascosta dietro una cortina di fumo, il cui linguaggio suona falso – e spesso lo è.
62.
I mercati non vogliono parlare con ciarlatani e venditori ambulanti. Vogliono partecipare alle conversazioni che si svolgono dietro i firewall delle aziende.
63.
Sveliamoci e parliamo di noi: quei mercati siamo Noi. Vogliamo parlare con voi.
64.
Vogliamo accedere alle vostre informazioni, ai vostri progetti, alle vostre strategie, ai vostri migliori cervelli, alle vostre vere conoscenze. Non ci accontentiamo delle vostre brochures a 4 colori, né dei vostri siti Internet sovraccarichi di bella grafica ma senza alcuna sostanza.
65.
Noi siamo anche i dipendenti che fanno andare avanti le vostre aziende. Vogliamo parlare ai clienti direttamente, con le nostre voci e non con i luoghi comuni delle brochures.
66.
Come mercati, come dipendenti, siamo stufi a morte di ottenere le informazioni da un lontano ente di controllo.
67.
Come mercati, come dipendenti, ci domandiamo perché non ci ascoltate. Sembrate parlare una lingua diversa.
68.
Il linguaggio tronfio e gonfio con cui parlate in giro – nella stampa, ai congressi – cosa ha a che fare con noi?
69.
Forse fate una certa impressione sugli investitori. Forse fate una certa impressione in Borsa. Ma su di noi non fate alcuna impressione.
70.
Se non fate alcuna impressione su di noi, i vostri investitori possono andare a fare un bagno. Non lo capiscono? Se lo capissero, non vi lascerebbero parlare così.
71.
Le vostre vecchie idee di “mercato” ci fanno alzare gli occhi al cielo. Non ci riconosciamo nelle vostre previsioni – forse perché sappiamo di stare già da un’altra parte.
72.
Questo nuovo mercato ci piace molto di più. In effetti, lo stiamo creando noi.
73.
Siete invitati, ma è il nostro mondo. Levatevi le scarpe sulla soglia. Se volete trattare con noi, scendete dal cammello.
74.
Siamo immuni dalla pubblicità. Semplicemente dimenticatela.
75.
Se volete che parliamo con voi, diteci qualcosa. Tanto per cambiare, fate qualcosa di interessante.
76.
Abbiamo qualche idea anche per voi: alcuni nuovi strumenti, alcuni nuovi servizi. Roba che pagheremmo volentieri. Avete un minuto?
77.
Siete troppo occupati nel vostro business per rispondere a un’email? Oh, spiacenti, torneremo. Forse.
78.
Volete i nostri soldi? Noi vogliamo la vostra attenzione.
79.
Interrompete il viaggio, uscite da quell’auto-coinvolgimento nevrotico, venite alla festa.
80.
Niente paura, potete ancora fare soldi. A patto che non sia l’unica cosa che avete in mente.
81.
Avete notato che di per sé i soldi sono qualcosa di noioso e a una sola dimensione? Di cos’altro possiamo parlare?
82.
Il vostro prodotto si è rotto. Perché? Vorremmo parlare col tipo che l’ha fatto. La vostra strategia aziendale non significa niente. Vorremmo scambiare due parole con l’amministratore delegato. Che vuol dire che “non c’è”?
83.
Vogliamo che prendiate sul serio 50 milioni di noi almeno quanto prendete sul serio un solo reporter del Wall Street Journal.
84.
Conosciamo alcune persone della vostra azienda. Sono piuttosto bravi online. Ne nascondete altri, di bravi? Possono uscire ed entrare in gioco anche loro?
85.
Quando abbiamo delle domande, ci cerchiamo l’un l’altro per le risposte. Se non esercitaste un tale controllo sulle “vostre persone”, sarebbero anche loro tra le persone che cercheremmo.
86.
Quando non siamo occupati a fare il vostro “mercato target”, molti di noi sono le vostre persone. Preferiamo chiacchierare online con gli amici che guardare l’orologio. Questo farebbe conoscere il vostro nome molto di più del vostro sito internet da un milione di dollari. Ma siete voi a dirci che è la Divisione Marketing che deve parlare al mercato.
87.
Ci piacerebbe che sapeste cosa sta succedendo qui. Sarebbe davvero bello. Ma sarebbe un grave errore pensare che ce ne stiamo con le mani in mano.
88.
Abbiamo di meglio da fare che preoccuparci se riuscirete a cambiare in tempo. Il business è solo una parte della nostra vita. Sembra essere invece tutta la vostra. Pensateci: chi ha bisogno di chi?
89.
Il nostro potere è reale e lo sappiamo. Se non riuscite a vedere la luce alla fine del tunnel, arriverà qualcuno più attento, più interessante, più divertente con cui giocare.
90.
Anche nel peggiore dei casi, la nostra nuova conversazione è più interessante della maggior parte delle fiere commerciali, più divertente di ogni sitcom televisiva, e certamente più vicina alla vita di qualsiasi sito web aziendale.
91.
Siamo leali verso noi stessi, – i nostri amici, i nostri nuovi alleati, i nostri conoscenti, persino verso i nostri compagni di battute. Le aziende che non fanno parte di questo mondo non hanno nemmeno un futuro.
92.
Le aziende stanno spendendo miliardi di dollari per il problema dell’Anno 2000. Come fanno a non sentire la bomba a orologeria nei loro mercati? La posta in gioco è persino più alta.
93.
Siamo dentro e fuori le aziende. I confini delle nostre conversazioni sembrano il Muro di Berlino di oggi, ma in realtà sono solo una seccatura. Sappiamo che stanno crollando. Lavoreremo da entrambe le parti per farle venire giù.
94.
Alle aziende tradizionali le conversazioni online possono sembrare confuse. Ma ci stiamo organizzando più rapidamente di loro. Abbiamo strumenti migliori, più idee nuove, nessuna regola che ci rallenti.
95.
Ci stiamo svegliando e ci stiamo linkando. Stiamo a guardare, ma non ad aspettare.

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ROMA, 22 FEB – Kindle, il lettore di libri elettronici di Amazon, ora parla anche italiano, oltre che spagnolo e portoghese. Dopo il francese e il tedesco, recentemente introdotti, la società di Seattle ha mantenuto la promessa fatta qualche settimana fa e ha aperto la sua piattaforma di e-book anche a contenuti in altri lingue, oltre all’inglese. “Un mese fa abbiamo aperto la piattaforma di Kindle ad autori ed editori di tutto il mondo, e non più solo basati negli Stati Uniti – spiega Russ Grandinetti, vice presidentei dei contenuti Kindle -. Ora siamo contenti di poter offrire contenuti in un numero di lingue sempre maggiore e raggiungere così una platea di lettori sempre più vasta”. A fine gennaio Amazon aveva anche aumentato la possibilità di guadagno per editori e autori consentendo loro di ottenere una percentuale maggiore su ogni libro venduto su Kindle. La novità, che sarà in vigore dal prossimo 30 giugno, prevede che autori ed editori guadagnino il 70% del prezzo di listino su ogni libro venduto, al netto delle spese di spedizione. (ANSA).

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L’abbraccio tra il britannico Tony Nash ed il noto campione italiano Eugenio Monti, detto “il Rosso Volante” per il colore dei capelli e l’audacia, è una di quelle immagini simbolo capace di sintetizzare un’idea in uno scatto.

L’occasione fu quella della gara di bob a due alle Olimpiadi di Innsbruck nel 1964:  italiani e inglesi in diretta competizione per la vittoria.

Prima della partenza della seconda manche Nash si accorse della rottura di un bullone sul bob. Monti lo seppe appena terminata la propria manche. Pur essendo in testa alla gara, rimosse un bullone dal bob italiano o lo fece portare ai britannici, permettendo loro di continuare la competizione. Nash e il suo compagno Robin Dixon vinsero così la medaglia d’oro. Monti, in coppia con Sergio Siorpaes, quella di bronzo. Per questo gesto di estrema lealtà sportiva, al bobbista italiano fu attribuita la medaglia Pierre De Coubertin – la prima della storia. L’onorificenza, conferita a chi dimostra particolari doti di sportività arricchisce il palmarès del Rosso Volante, tra cui spiccano 6 medaglie olimpiche (2 d’oro nella successiva edizione dei giochi a Grenoble) e una decina di titoli mondiali.

“Nash non ha vinto perché gli ho dato il bullone. Ha vinto perché è andato più veloce” fu la dichiarazione di Monti alla stampa.

Ci piace che sia questa cartolina d’epoca, conservata tra i tesori dell’archivio Publifoto, ad accompagnare lo svolgimento dell’attuale edizione dei Giochi Olimpici Invernali 2010.

(Daniela Mericio/Olycom)

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