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Da oggi Olycom fornisce le immagini di Photo12. La nota agenzia francese oltre ad essere nota per la sua ricca collezione cinematografica, distribuisce gli archivi di celebri fotografi del passato e produce reportage che spaziano su vari contenuti:

Cinema: 270.000 ritratti di attori e registi posati e nei backstage, fotogrammi tratti dai grandi classici ai film più recenti.

Celebrity: 20.000 scatti di personaggi noti nel campo dell’arte, della musica e del cinema.

Fine Art: 80.000 immagini di opere d’arte provenienti da Europa, Cina e America Latina.

Storia: 190.000 documenti che ripercorrono gli eventi storici e i personaggi dalle origini a oggi.

Viaggi, civiltà, religione e life-style: people, luoghi, oggetti e culture, 140.000 immagini da Europa, Cina, Asia Centrale, America Latina e Medio Oriente.

Tra i professionisti che Photo12 rappresenta ricordiamo i grandi fotografi delle star degli anni Cinquanta e Sessanta come Jean-Marie Périer e Benno Graziani, il reporter di viaggio Ludovic Maisant e il fotogiornalista Maher Attar specializzato nel Medio Oriente.

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Jean-Baptiste Avril–Bodenheimer

Jean-Baptiste Avril–Bodenheimer

“Vuoi fare fotografie? Apri una drogheria”, raccomandò un giorno il nostro grande Gianni Berengo Gardin a chi gli chiedeva consigli di carriera.  Non è un ideale, ma è una realtà in un ambito – quello fotografico – sempre più oltraggiato e umiliato.

Il fotografo francese Jean-Baptiste Avril-Bodenheimer ha infatti annunciato che come forma simbolica di protesta contro il mercato della fotografia, oggi  brucerà tutti i negativi originali (17 rullini da 36 immagini ciascuno)  prodotti nel corso di un suo laborioso progetto di documentazione sulle architetture moderniste di Tel-Aviv. Lavoro di un anno intero, concluso con una mostra offerta gratuitamente dallo stesso autore a un museo israeliano,  poi caduta nel vuoto:  nessuna sponsorizzazione, nessun sostegno, nessun acquisto, neppure da parte delle istituzioni che prima avevano incoraggiato a parole l’operazione e poi avevano sfruttato senza ripagarla la generosità dell’autore.

“L’arte è un lavoro che va a beneficio della società, e va pagato” – Jean-Baptiste dirà probabilmente qualcosa del genere davanti alla telecamera che filmerà il falò di domani.  Per sé, terrà solo una sola serie di 12 stampe del suo lavoro sacrificato sull’altare della società ingrata.  Il luogo scelto per la drammatica rappresentazione non potrebbe essere più appropriato:  Chalon infatti è il paese in cui fu scattata da Nicéphore Nièpce,  che vi aveva la casa di famiglia,  la presunta “prima fotografia del mondo”,  la confusa veduta dalla sua finestra realizzata al bitume  su una lastra di peltro nel 1826.

http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2010/01/10/lautodafe-di-jean-baptiste/#more-328

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