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Selling Stock ha pubblicato ieri l’indagine sulla cultura del copyright condotta, nel Regno Unito da Polylooks, a cavallo tra settembre e novembre scorsi.

Lo scenario che ne risulta è inquietante:  non solo è preoccupante la mentalià del “salva con nome” della popolazione in generale ma, anche quella dei professionisti del settore (produttori d’immagini e agenzie grafico-pubblicitarie per capirci).

Molte persone che dovrebbero pagare per il diritto di utilizzo delle immagini non lo fanno a causa di una mancanza di comprensione delle regole dell’industria fotografica  e delle terminologie sul copyright.

Il sondaggio di Polylooks rivela che quasi la metà (44%) tra marketing manager, PR e professionisti nell’ambito editoriale pensa che l’immagine royalty-free sia un’immagine ‘free’ nel senso che può essere utilizzata senza essere pagata. Peggio ancora, il 37% degli intervistati ha ammesso di aver utilizzato illegalmente immagini scaricandole da Internet.

Solo il 21% dei creativi professionisti capisce il significato della parola  “royalty-free.” E ancora,  solo il 16,5% definisce correttamente il significato di “rights-managed”.

85% dei professionisti creativi non ha familiarità con il termine ‘microstock’.

Questi stessi professionisti – visto l’unificarsi della figura dell’art-buyer con quella del creativo (nelle piccole realtà) – hanno oggi il controllo dei bugdet di spesa sulle immagini: su base mensile, il 44% legalmente scarica da uno a cinque immagini, il 7% acquista più di 11 immagini, e il 5% spende oltre 100 £ in immagini di stock.  Nonostante ciò, oltre l’81% degli intervistati ha dichiarato di aver utilizzato immagini  senza pagarne l’ utilizzo e di non sentirsi affatto in colpa.

C’era una volta la cultura del copyright, ma questa volta la storia non finisce con ‘ E vissero tutti felici e contenti ‘.

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